Tratto dalla Fiaba Classica della tradizione orale inglese

Premio come miglior testo teatrale per l’infanzia “Giacomo Bardesono”- San Giorgio Canavese (TO) 1996
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Drammaturgia:
Roberta Sandias

Regia: Collettivo la Mansarda
Scene: Riccardo Battaglia
Costumi: Chiccaral
Musiche: Guglielmo Grillo, Maurizio Azzurro
Attori in scena: Nuvoletta Lucatelli, Pasquale d’Orso, Chiara Cianciola , Gaetano Franzese

La trasposizione teatrale de “I tre porcellini” è tratta da una classica fiaba della tradizione orale inglese, la cui prima versione scritta risale al 1843, quando lo scrittore O.J.Helliwell la inserì nella sua raccolta di racconti “Nursery Rhymes and tales”. La fortuna della fiaba è nota, tuttavia la sua stesura originaria è andata modificandosi nel corso del tempo, fino a giungere alla celeberrima versione del cortometraggio di Walt Disney, dove le parti più crude della vicenda sono state eliminate. Nella fiaba originale, infatti, i primi due porcellini vengono divorati dal lupo che ha distrutto le loro case, ed il lupo stesso non ha una sorte migliore: cala-tosi nella casa di mattoni del terzo porcellino attraverso la canna fumaria del ca-minetto, finisce in un pentolone d’acqua bollente, viene lessato ed infine mangiato dal maialetto. Inoltre, prima del triste epilogo, per ben tre volte viene raggirato dall’astuto porcellino della casa di mattoni, che lo precede in un campo di rape, in un frutteto ed al mercato, luoghi dove il lupo lo aveva attirato con dei pretesti, nel vano tentativo di catturarlo. Nella nostra messa in scena abbiamo privilegiato la versione edulcorata della fiaba, nella quale i porcellini “scanzafatiche” si mettono in salvo nella casetta di mattoni, e nel finale, il lupo, calatosi nel caminetto, si bru-cia la coda e fugge via lontano. Della prima versione del racconto inglese, abbiamo invece recuperato l’episodio della beffa al lupo nel frutteto.

L’aspetto fiabesco dello spettacolo è accentuato dal linguaggio in versi, proprio della favola, gradevole ed accattivante, infantile come una filastrocca e ri-cercato come una poesia, immediato ed in perfetta armonia con le musiche origi-nali, le canzoni e le coreografie, e con gli efficaci costumi in gommaspugna.

Infine, come in ogni fiaba che si rispetti, è chiara la morale ed è leggibile la metafora: dal distacco dalla mamma alla costruzione delle tre casette, fino all’ultimo gesto di sfidare il lupo e di sconfiggerlo, si evince la conquista dell’indipendenza, il passaggio dall’infanzia (casa di paglia), all’adolescenza (casa di legno) fino all’età adulta (casa di mattoni), nonché la vittoria dell’astuzia sulla forza bruta e l’invito stimolante all’operosità, senz’altro più proficua della pigrizia.

Lo spettacolo è indicato per tutte le classi della scuola elementare, sia per l’universalità della fiaba, che lo rende idoneo ai più piccini ai quali è senz’altro nota, che per la multimedialità dell’allestimento, utile ai più grandi per decodifica-re i più codici della sfera teatrale.