Giornata della memoria

NON COLPEVOLE
Processo ad un nazista modello (dagli atti del processo ad Adolf Eichmann)
In collaborazione con la Compagnia Kaos Teatro


Ideazione e Regia: Angelo Callipo

Attori in scena: Maurizio Azzurro, Angelo Callipo, Paola Maddalena, Monica Porzio , Gennaro di Colandera

L’11 Aprile del 1961 viene processato davanti al tribunale di Gerusalemme Otto Adolf Eichmann.

Il criminale nazista nega ogni responsabilità personale di fronte ai quindici capi d’imputazione che gli vengono contestati, asserendo di aver obbedito solo ad ordini superiori. Così, con quella sua aria all’apparenza mite, con quel suo mostrarsi come un uomo tranquillo, “Normale” , Eichmann incarna perfettamente l’immagine spaventosa di un grigio, efficiente burocrate al servizio del male, un impiegato modello insomma specializzato nello sterminio scientifico degli esseri umani.

Lo spettacolo ripercorre, con inserti filmati originali, documentari degli orrori dei campi di sterminio, le fasi di questo processo, che, se non lascia alcun dubbio sul verdetto finale di colpevolezza, apre però una serie di riflessioni su come la grande macchina hitleriana della soluzione finale si possa essere servita, oltre che di belve feroci del calibro di Himmler o Goebbels, anche di mille altri esecutori fedeli e ciechi degli ordini ricevuti.

L’Olocausto è stato certo opera di menti diaboliche ma anche di freddi e precisi tecnici che nella loro normalità si somigliano tutti e soprattutto ci somigliano.

Il caso Eichmann dimostra che quanto più il male può apparire banale tanto più bisogna temerlo.

Una visione del dramma della Soha, visto con gli occhi degli esecutori, testimonianza, se possibile, ancora più agghiacciante degli eventi accaduti nei campi di concentramento.

IL CIELO IN SOFFITTA
STORIA DI ANNA E PETER NELL’ ALLOGGIO SEGRETO

Drammaturgia:Roberta Sandias
Regia: Maurizio Azzurro
Scene e Costumi: Martina Picciola
Con: Francesca Satolli, Gaetano Franzese, Michele Tarallo, Roberta Sandias

A tutti è nota la vicenda di Anna Frank, ormai simbolo inconsapevole di uno dei capitoli più scuri ed infamanti della storia: la Shoa. Il suo celebre diario è stato letto da milioni di adolescenti, e la sua storia è entrata nelle vite di tutti. Lo spettacolo si riferisce senz’altro a quella storia, assolutamente contestualizzata nel momento storico in cui è vissuta, e vuole essere senz’altro un monito a non dimenticare, così come ci esorta la Giornata della Memoria, gli orrori perpetrati dai nazisti.

Tuttavia, la vicenda di Anna è anche uno squarcio di vita di una adolescente che si affaccia alla vita, una adolescente come tante, non di molto dissimile dai ragazzi di oggi, accomunata a loro dagli stessi sentimenti, dalle stesse pulsioni e dagli stessi conflitti di chi, come Lei nel momento in cui scriveva il suo diario, si affaccia alla vita. E dalle stesse speranze. Speranze che in Anna sono state disattese. Per questo la sua storia diventa speciale. E’ struggente sapere che quei desideri, quegli aneliti, quegli slanci verso il mondo, non troveranno mai sbocco. Che il suo amore per Peter resterà inesorabilmente il primo e l’ultimo, che la sua vita sarà spezzata in un campo di concentramento, e nulla potrà più avvenire. Nel proiettarsi in questa situazione, i ragazzi assisteranno ad uno spettacolo che racconta la storia di uno di loro, nella primavera della vita, che mai la vedrà sbocciare. La storia di una come loro, che verrà travolta dalla follia umana e dalla brutalità, che prepotentemente faranno breccia nella sua vita quotidiana, annientandola.

Nell’angusto spazio del nascondiglio, Anna vive, e sogna di vivere attraverso le pagine del suo diario. Nel nascondiglio è ambientato lo spettacolo, ma quel nascondiglio, quando Anna sogna , perde i suoi confini, e diventa il mondo. Il mondo come lei lo avrebbe voluto, il mondo come lo vorremmo per i nostri figli, il mondo come potrebbe essere grazie ad i nostri figli, se gli insegneremo a non dimenticare,a non permettere che siano perpetrati gli stessi errori. Uno spettacolo che è una memoria di dolore ed una speranza di pace.

GLI EBREI DI SCHINDLER
CHI SALVA UN ESSERE UMANO SALVA L’UMANITÀ

Adattamento: Roberta Sandias
Regia: Maurizio Azzurro
Costumi: Maria Pennacchio
Scene: Martina Pocciola
Con: Giuseppe Romano, Antonio Vitale, Gennaro di Colandrea, Chiara Cianciola, Manuela Pelliccia

Che cosa significava finire nella “lista di Schindler”? Chi era in realtà Oskar Schindler, giovane industriale tedesco cattolico e corteggiatore di belle donne? Basandosi anche sulle testimonianze di quanti lo conobbero, Keneally ricostruisce la vita straordinaria di questo personaggio ambiguo e contraddittorio. Ritenuto da molti un collaborazionista, Schindler sottrasse uomini, donne e bambini ebrei allo sterminio nazista, trasferendoli dai lager ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia, dove si produceva materiale bellico. Così, fornendo armi al governo tedesco e versando enormi somme di denaro, Schindler salvò migliaia di persone. A guerra finita esaurì completamente il suo patrimonio, ma riuscì a salvare più di mille ebrei e a lui andrà per sempre la loro riconoscenza e quella dei loro discendenti. Lo spettacolo intende essere una testimonianza del genocidio perpetrato dai nazisti da affidare alle generazioni future ed un omaggio alla figura di Oskar Schindler, che da volgare approfittatore si trasforma in eroico salvatore di ebrei senza trarne alcun vantaggio e a rischio personale.

Il percorso morale di Schindler, è additato ad esempio ed implicitamente confrontato con quanti (potenti ed influenti più di lui), pur avendo la possibilità di fare qualcosa, assistettero passivi alla tragedia dello sterminio.

Tuttavia, alla storia di un gruppo ristretto di ebrei che è riuscito a sopravvivere al massacro si contrappone al doloroso destino di un vero e proprio genocidio da non dimenticare, un momento terribile di assenza di coscienza da parte della maggioranza dell’umanità.